È confortante pensare che ci siano così tante occasioni per parlare di un luogo come il Bicerin... significa che sui giornali c’è ancora spazio per argomenti affascinanti come la Storia o lievi come la golosità. La stampa nazionale ed estera ha dedicato in questi anni molti articoli a questo tempio della bontà e frequentemente lo nomina trattando delle peculiarità di Torino, dei Locali Storici, del cioccolato e più in generale del cibo come piacere.

Il Bicerin compare anche in moltissime guide turistiche, libri e siti internet che parlano del passato, delle bellezze e della gastronomia del Piemonte.

Avete anche voi qualcosa da dire sul Bicerin?

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ARTICOLI

Chi non è mai stato in piazza della Consolata non è mai stato a Torino. Chi ci si è fermato anche un’ora soltanto, fra i profumi incrociati della chiesa e delle botteghe di fronte, la possiede tutta. Se altrove è il cuore, qui si nasconde l’anima. (…) Ah, il bicerin. Anche quando l’antica bevanda sembrava scomparsa, qui si è conservata sempre. Il bancone è ancora quello che vi installò l’acquacedrataio e confettiere Dentis quando aprì la sua bottega nel 1763. Intorno, l’emboitage animato dagli specchi, i tavolini di marmo, le vetrine dei pastigliaggi mantengono la grazia ottocentesca di quando le dame della nobiltà, dopo aver preso la Messa e rispettato il digiuno eucaristico, venivano qui a ristorarsi. “Per loro è nato il bicerin, ed è nato a questo banco” dice l’attuale proprietaria Maritè Costa.
(Giorgio Calcagno – La Stampa)

Turin lays claim to the famous Giandujotti chocolates, and its pastry shops are unforgettable. The Al Bicerin Cafè (…) has been serving its coffe with chocolate and whipped cream practically since it opened in 1763. Cozy with wood-paneled walls and wooden floor, the café has eight marble-topped tables and the original 18th-century counter.
(Alessandra Stanley – The New York Times)

 In piazza della Consolata ci si va il sabato mattina, diretti verso il mercato del Balon, in modo da fermarsi a fare colazione al Bicerin. Al Bicerin si entra sperando di trovare un tavolino libero: il locale contiene otto tavolini, e il sabato mattina occorre recarvisi non troppo tardi per poterne occupare uno. Sedersi al Bicerin è uno dei grandi momenti della vita: il soffitto basso, i tappeti rossi, le pareti di legno chiaro, il pavimento consumato dai passi dei clienti, le scatole di krumiri dietro le vetrine, la macchina del caffè enorme sul piccolo banco, la porta che dà sul laboratorio dove la cioccolata cuoce per quattro ore prima di essere pronta per un bicerin, tutto complotta a favore del fatto che la giornata cominci, grazie al Bicerin, in modo perfetto. (…) Basta non commettere l’errore di ordinare un cappuccino, visto che il posto non è conosciuto come “il Cappuccino” (…) Fermarsi al Bicerin in piazza della Consolata a bere un bicerin, anche se in piedi, ha a che fare non con la gola, ma con la lussuria, è evidente.
(Giuseppe Culicchia – Torino Sette)

The marble step into the Café Bicerin in Turin is worn with age. Alexandre Dumas walked through the doorway. Nietzsche was a regular. Giacomo Puccini sat over there (…) Certain Cafés, bars and restaurants are like close friends. You might not visit them often but it is comforting just knowing they are. These are among my favourite haunts: a meal at Manzi’s fish restaurant in London; a late morning pint in the back of the Long Bar in Dublin; breakfast on the roof-top terrace of The Rex Hotel in Saigon; clam chowder at the oyster bar under Grand Central Station.
The Bicerin tops the Café list. The first thing to notice is its size. Walking through Bicerin’s door is like entering a doll’s house.
(Kieran Cooke – The Financial Time)



Rapido conforto in inverni freddissimi e goloso aiuto alla fatica mentale, il "bicerin" deliziava il lungimirante Cavour. Nei luoghi deputati, proposti da premurose guide alle dolcezze, accanto ai gianduiotti e alla più minuta pasticceria d’Italia, l’hanno puntualmente cercato turisti e devoti. Dopo una scorribanda nei palazzi barocchi o le preghiere sotto le vertiginose cupole del Guarini, perfetto il “bicerin” del caffè omonimo, spoglia atmosfera vecchio Piemonte o di uno molto antico e dorato, eleganza d’arredi e profumi.
(Lucia Sollazzo – La Repubblica)

In a tiny piazza in the heart of Turin, there is a quaint café that has played host to some of Italy’s most Famous names. Caffè Al Bicerin is a treasure. Not only a beautifully-preserved, architectural treasure but one with a colourful history.
(Jo McKenna – Italy Down Under- The National Magazine of Italian Australian affairs and culture)

Per sognare più in grande puoi visitare, in piazza Castello, Palazzo Reale, quindi scendere giù per via Garibaldi e infilarti nella piazzetta della Consolata (piccola, tonda, un salottino con chiesa) e gustare un bicerin (caffè, cioccolato e crema di panna) al Bicerin (otto tavolini di marmo e un banco di legno tarlato d’epoca, il caffè è stato aperto nel 1763). Rifocillata puoi goderti una crisi mistica nella chiesa, appunto, della Consolata, che contiene la più straordinaria collezione di ex-voto d’Europa, una galleria d’arte naïf e disgrazie italiane (due guerre, incidenti di tutti i tipi, bimbi malati con le gote dipinte di rosso) da spezzare il cuore più laico.
(Lidia Ravera – Genteviaggi)

In piazza della Consolata di fronte alla chiesa, dal 1763 sorge il Bicerin. Un ottimo esempio di come passato e presente possano convivere al meglio. Qual è il segreto del Bicerin, alla soglia dei suoi oltre due secoli d’età? “Le parole magiche sono qualità e novità.dice Maritè Costa, proprietà dal locale dal 1983 La qualità dei prodotti, primo fra tutti il cioccolato, è essenziale, ma da sola non basta: è necessario avere fantasia e proporre cose sempre nuove.”
(Claudio Guagnini e Cristina Unterberger Fuoricasa)

Quanto è rimasto oggi di quella città che assaporò lo status di capitale (prima del Ducato, poi della Nazione) per tre secoli, dal 1563 al 1865? I segni del potere d’antan si possono scorgere passeggiando per il centro, nelle linee morbide di Palazzo Carignano, nel cui cortile si riunì il primo Parlamento italiano, sulla facciata austera di Palazzo Reale, perfino negli otto tavolini del Caffè Al Bicerin, rimasti come al tempo del Conte Camillo Benso di Cavour, presidente del Consiglio del primo governo dell’Italia unita.
(Specchio della Stampa 10 febbraio 2001)

Het oudste en in zekere zin ook het meest autentieke café van de stad is Bicerin Hier geen stormachtige bekleding of snobs allerhande…
(Pierre Darge – Weekend Knack)

L’orologio pare fermo, bloccate le lancette a un tempo immemorabile. Altra Torino, l’Italia nascente, ma il Bicerin immutabile, aperitivo unico, misterioso, da degustarsi dopo la Messa della Consolata. Un rito, tutto torinese.
(Renzo Rossotti – Il giornale del Piemonte)

Un americano a Torino affascinato dal bicerin.

(…) La mia passione per Torino si spiega in parte con la costante opportunità di bere dell’ottimo caffè, insieme a eccellenti panini, paste e cioccolato. (…) Il più incantevole (bar, n.d.r.), invece, è Al Bicerin, una passeggiata di dieci minuti da piazza Castello, tappa obbligata per la sua interpretazione definitiva della bevanda eponima.
(Reportage di Corby Kummer – La Stampa)

Il bicerin, che il locale continua a produrre ininterrottamente da due secoli, è una miscela di caffè, cioccolata e latte e va bevuto bollente in grandi bicchieri di vetro senza manico.
(Elena del Savio Qui Touring)

L’incantevole “Caffè Al Bicerin”, microscopica cioccolateria d’altri tempi che vanta tre specialità: il bicerin (bicchiere contenente in proporzioni segrete uno strato di cioccolata, uno di caffè, uno di crema di latte), l’inimitabile cioccolata calda e lo squisito zabaglione.
(Milena Ercole – La Cucina Italiana)

Il bar, anche se dargli del semplice bar ha davvero un che di profano, “Al Bicerin” si affaccia sulla piazzetta, isola pedonale e silenziosa nel quadrilatero romano. Otto tavoli d’inverno, tutti ordinati uno di fronte all’altro in quei pochi e intimi metri quadri, si moltiplicano d’estate quando apre il dehors, pacifico e panoramico.
Le vetrine sono piccole e antiche, come le tende candide fatte a mano e i prodotti esposti, ricordi lontani per alcuni, misteriose incognite per i più giovani.
(Cesarino Sandassi – Il giornale del Piemonte)

L’atmosfera del Bicerin è quella di una volta. I pesanti tavolini liberty di marmo, le specchiere, i vasi con dentro le colorate pastiglie Leone, le bottiglie di rosolio e di vermouth in bella vista. Qui, sembra si ristorasse anche Edmondo De Amicis.
(Mario Bussoni Verde oggi)

Persino il piccolo caffè della Consolata, dove prendevo cialde e cioccolata, ora è diventato un mito.
(Carlo Fruttero – La Repubblica)

Poi ci sono i classici come il bicerin, golosissima bevanda a base di caffè, cioccolata e crema di latte, o gli indimenticabili zabaglioni, come quello al ratafià, liquore di antica tradizione tutta piemontese.
(Claudio Guagnini e Cristina Unterberger Fuoricasa)

In questo caffè dall’aria viennese si serve infatti l’invitante “bicerin”.
(Lettera da Torino – Marie Claire)

Al Bicerin sopravvive ancora all’aggressione dei fast food e sta lì, incorrotto e incorruttibile, a testimoniare la caparbietà dei piemontesi. Una piccola isola appena sfiorata dal traffico automobilistico, un interno che profuma di aromi orientali. Non c’è un grande spazio per chi vuole fermarsi, solo una dozzina di piccoli tavoli addossati alle pareti, un basso bancone e alcune vetrinette dove lo sguardo del goloso scopre caramelle, paste e dolciumi dai sapori d’altri tempi. Qui sono passati tutti, da Cavour a Dumas a Crispi. Oggi il locale è un punto di riferimento per chi transita da Torino. Per chi vuole ripercorrere gli itinerari del ricordo e sognare. Vivere l’emozione di un ricordo e condividere un fatto eccezionale, riservato a pochi. Ripetere un rito che, senza retorica, appartiene alla storia. E forse aiuta anche di più a comprenderla.
(Adriano Provera Follow me)

È la più piccola cioccolateria d’Italia e fu aperta proprio qui nel 1763 (…) Il locale, come lo vediamo adesso, è lo stesso di allora: compresa la facciata in ghisa e gli otto tavolini di marmo bianco, ai quali si sono seduti successivamente Cavour e Puccini, Silvio Pellico e Alexandre Dumas padre, Friedrich Nietzsche e Mario Soldati.
(Elena del Savio Qui Touring)

Se qualcuno ha guardato (…) il film tratto dal libro Cuore di Edmondo De Amicis, sarà rimasto impressionato dalle immagini delle botteghe di un tempo che animavano Torino. Una di queste è senz’altro il Bicerin, che lo scorso anno è stato indicato come locale dell’anno e che rimane un bijou di misurata eleganza e accoglienza. Per noi rimane un punto dove incontrare realmente la storia della cultura del gusto torinese.
(La Circolare – Periodico dell’Associazione Club di Papillon)


 

 

LIBRI E GUIDE

Nell’Ottocento il bicerin diventa a Torino uno dei modi di bere più alla moda, una specie di bevanda ufficiale. (…) In particolare varrà la pena gustarlo all’ombra del campanile della Consolata, Al Bicerin, un caffè-cioccolateria che alla bevanda torinese ha dedicato anche il nome e che si vanta di essere l’unico ad aver proseguito ininterrottamente l’antica tradizione fino a oggi. (…) E nell’attesa di sorseggiare il bicerin ci si può inebriare con l’aroma della cioccolata che bolle nelle grandi pentole del laboratorio attiguo.
(Torino, il buono sotto la Mole – Da “Le strade del gusto”, Guida Enogastronomica di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta a cura di Slow Food Editore)

For a drink, a snack, a pastry or an ice cream, you should also look in on one of the city’s fin de siècle cafés, which are a Turin institution (…) A tiny, beautiful place that’s a bit like stepping into a museum.
(Italy The rough guide)

Il bicerin è una bevanda calda assai popolare in tutto l’Ottocento che sta vivendo un’altra stagione d’oro. Latte, caffè e cioccolata vengono versati con gran delicatezza e ben bollenti in un recipiente di vetro trasparente senza essere mischiati. Ciascuno può quindi pescare con il cucchiaino e creare la propria miscela. Il piccolo locale, intimo ed accogliente, che ha preso il nome da questa impagabile esperienza gastronommica si trova di fianco al Santuario della Consolata, quasi nascosto dalla sua mole. Un locale minuscolo, perfetto per leggere un libro in un angolo fuori dal mondo, ovattato e profumato di cioccolata. Il bicerin naturalmente la fa da padrone, ma zabaglione e cioccolata con la panna non si fanno intimidire.
(Torino Guide De Agostini)

g, Dumas (…) here to drink bicerin, a heart-warming mix of coffee, spoon-thick hot chocolate, milk and whipped cream, shaken and stirred to create Al Bicerin’s most famous beverage. Dating to 1763, this tiny wood-panelled cafe overlooks one of Turin’s most picturesque cobbled squares (the setting for many film set).
(Milan, Turin & Genoa – Lonely Planet)

(…) Da allora non è cambiato quasi nulla nelle decorazioni e negli arredi: legni alle pareti, tavolini in marmo, stupendo bancone in marmo con vetrinetta; un gioiellino che merita una visita. La specialità del locale è ovviamente il bicerin, ma provate anche i toast al cioccolato, le torte e lo zabaione al ratafià…
(Torino, storie e sapori di una capitale Slow Food Editore)

Nobles, politiciens, intellectuels et artistes, personne du 18e s. à aujourd’hui, n’a pu se soustraire au charme des élégants cafés turinois, qui, outre les glaces, les gâteaux et confiseries, proposent le fameux bicerin (petit verre ou bicchierino) délicieuse boisson à base de café, chocolat et crème fraiche (…) Al Bicerin Fondé en 1763 il servait de refuge à Cavour qui venait y oublier les soucis de la politique.
(Italie Le Guide Vert Michelin)

Caffè, cioccolato, latte e sciroppo (…) È il “bicerin”, golosa tradizione torinese, nata tra i muri di questo Caffè, dove sostava Cavour, per starsene qualche ora lontano dalla politica. Originali l’esterno e l’interno, che documentano fedelmente l’aspetto tradizionale delle cioccolaterie torinesi dell’Ottocento.
(Guida ai Locali Storici d’Italia)



Altough some other bars in Torino make the bicerin a hot chocolate, coffee, and whipped cream beverage served in a glass this is the bar to head for if you want a taste of the most authentic version in town. Watch out for the hoards of Torinese out for a Sunday afternoon stroll and a bicerin, and look for the toro water fountain in the corner of the piazza.
(“Eating in Italy” by Faith Heller Willinger, Hearst Books)

Bar e caffetteria insieme, fondato a Torino nel 1763 in piazza della Consolata 5, trae nome dalla rinomata bevanda conosciuta appunto come bicerin. Di piccole dimensioni, accogliente, con un’atmosfera che dà la sensazione che il tempo si sia fermato, il locale è quasi sempre colmo di clienti a cui vengono ad aggiungersi i turisti che si recano al Santuario della Consolata, poi vanno in cerca, nel quartiere, di curiosità storiche. Nacque come bar, con pochi tavoli e panche di legno. Caffè e altre bevande venivano allora servite in tazze prive di manico, simili a scodelle. Come mescita di cioccolato, subì una profonda trasformazione nella prima metà dell’Ottocento, quando il casamento venne ristrutturato. I marmi, le sedie originali, il pregevole arredamento, ne fanno un piccolo gioiello della Torino di ieri. Non visitarlo, degustando un bicerin, sarebbe un peccato anche per il turista che ha fretta, disposto a conoscere in poche ore soltanto l’essenziale. L’attuale titolare, la signora Maritè Costa, l’accoglierà con l’abituale sorriso, lieta di mostrargli quest’angolo tradizionale di Torino…
(Renzo Rossotti – Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Torino)

Bicerin è il bicchiere in cui viene servita, in molti caffè, la tipica bevanda calda che porta lo stesso nome già di moda nel Settecento. Si tratta di una miscela di caffè espresso, cioccolata calda e panna, preparata secondo la ricetta originale. “Al Bicerin” è anche il nome di un noto locale, di fronte al santuario della Consolata, che conserva gli arredi del XVIII secolo. Tra i suoi frequentatori, Alexandre Dumas, Giacomo Puccini, Cavour e Crispi.
(Italia del Nord Ovest – Le guide Mondadori)

Gloriosa confetteria al Bicerin, nata nel 1763 (…) L’attuale cioccolateria venne creata nella prima metà dell’Ottocento, a seguito della ricostruzione dell’edificio che occupava. Ed è di indubbio valore storico, in quanto ci è giunta esattamente com’era allora. L’insegna e i pannelli pubblicitari sono ancora in vetro, come si usava nel bel tempo che fu. E all’interno, le pannellature di legno alle pareti e i tavolini di marmo bianco documentano fedelmente il più tradizionale aspetto delle cioccolaterie torinesi del secolo scorso. L’epoca in cui al Bicerin si fermava Cavour per trascorrere qualche ora tranquilla…
(Dove andiamo stasera? Guida alla città di Torino ’93)

Il bicerin (bicchierino) è da consumarsi obbligatoriamente al bar della Consolata, di fronte alla chiesa sita nella piazza omonima, ove trovava rifugio Cavour quando voleva stare lontano dalle beghe della politica.
(“Le guide xenofobe Torinesi” di Riccardo Humbert Edizioni Sonda)

…è una pasticceria dove puoi assaggiare una specialità torinese: il bicerin. Questo locale è arredato con pezzi d’epoca.
(“I bambini alla scoperta di Torino” di Willy Beck e Guido Quarzo Lapis e Palombi editore)

Inaugurato nel 1763. Il nome ricorda la nota bevanda di caffè, cioccolato e panna, prediletta da Cavour, che si gusta ancora oggi. Paste, torte e zabaglione.
(Torino Guide Target Mondadori)

Il Caffè Al Bicerin compare anche nella guida I Migliori Bar d’Italia secondo il Gambero Rosso un’iniziativa che lo ha visto vincere il primo premio per il Nord Italia e nella Guida Critica & Golosa, che gli ha assegnato quest’anno il massimo riconoscimento, il “Faccino Radioso”. Trovate gli estratti nella sezione Premi.

 


 

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